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	<title>Case History Archivi - PSWEB</title>
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	<description>Pierpaolo Sandroni, Digital Design</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2026 13:15:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Case History Archivi - PSWEB</title>
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		<title>Fondazione Maria Cristina Carlini: progettare intorno alla scultura</title>
		<link>https://www.psweb.it/fondazione-maria-cristina-carlini-progettare-intorno-alla-scultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi vent&#8217;anni dopo Conosco Maria Cristina Carlini dal 2007. Il primo sito che le ho realizzato era un sito personale — quello di un&#8217;artista che voleva raccontarsi, mostrare il proprio lavoro, esistere in rete. È ancora lì, un po&#8217; datato, e Cristina ci è affezionata. Non ho il cuore di dirle di cambiarlo. Quasi vent&#8217;anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Quasi vent&#8217;anni dopo</h4>
<p>Conosco Maria Cristina Carlini dal 2007. Il primo sito che le ho realizzato era un sito personale — quello di un&#8217;artista che voleva raccontarsi, mostrare il proprio lavoro, esistere in rete. È ancora lì, un po&#8217; datato, e Cristina ci è affezionata. Non ho il cuore di dirle di cambiarlo.</p>
<p>Quasi vent&#8217;anni dopo, il mandato era completamente diverso. Non più il sito di una scultrice, ma il sito di una fondazione dedicata interamente al suo lavoro. Un cambio di scala, di registro, di funzione. E, soprattutto, una domanda progettuale nuova: come costruisci un&#8217;identità visiva per qualcosa che esiste per mettere al centro le opere di qualcun altro?</p>
<h4>Un luogo fisico e digitale</h4>
<p>La Fondazione Maria Cristina Carlini non è un museo, non è una galleria, non è un archivio nel senso freddo del termine. È qualcosa di più specifico e più vivo: un luogo — fisico e digitale insieme — dedicato a restituire nel suo pieno valore cinquant&#8217;anni di lavoro scultoreo, &#8220;tuttora in corso&#8221;, come recita la sua presentazione ufficiale.</p>
<p>La sede è a Via Savona 97, a due passi dallo studio storico in cui Carlini lavora ancora oggi. Ospita opere in permanenza, volumi, documenti, video consultabili da studiosi, appassionati, semplici curiosi. La direzione artistica e scientifica è di Marco Eugenio Di Giandomenico, critico d&#8217;arte di consolidata esperienza internazionale. Il programma comprende mostre, conferenze, seminari, pubblicazioni.</p>
<p>C&#8217;è una frase nella presentazione della Fondazione che mi è rimasta in testa durante tutto il progetto: Carlini aveva scelto per sé il motto di Annibale Carracci — &#8220;Noi altri dipintori habbiamo da parlar con le mani&#8221;. Fare, sempre. Lasciare ad altri i discorsi. La Fondazione, si legge, &#8220;veste le sue opere del discorso necessario per comprenderle appieno&#8221;. Il design doveva fare lo stesso: costruire il contenitore giusto per un discorso che non appartiene al designer, ma all&#8217;opera.</p>
<h4>Farsi da parte nel momento giusto</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Con <a href="https://www.psweb.it/vva-market-research-le-scelte-dietro-un-rebranding/">VVA Market Research</a> il problema era la coerenza: un&#8217;azienda solida, con vent&#8217;anni di storia e clienti importanti, che aveva bisogno di un&#8217;identità visiva finalmente all&#8217;altezza di ciò che era diventata. Per <a href="https://www.psweb.it/visagi-coraggiosi-quando-il-design-racconta-un-territorio/">Visagi Coraggiosi</a> era costruire un brand da zero, partendo da una storia autentica e da un territorio straordinario. Con la Fondazione Carlini il problema era diverso — e per certi versi più sottile.</p>
<p>Le opere esistono già. Hanno una forza fisica immediata: ferro, acciaio corten, grès, legno di recupero, bronzo. Sculture monumentali che occupano lo spazio, che dialogano con l&#8217;architettura, che non chiedono permesso. In questo contesto, il design corre un rischio preciso: diventare rumore. Sovrapporsi all&#8217;opera invece di servirla.</p>
<p>La domanda che mi sono posto fin dall&#8217;inizio non era &#8220;come rendiamo riconoscibile la Fondazione?&#8221; ma &#8220;come costruiamo un&#8217;identità che sappia farsi da parte nel momento giusto?&#8221; Istituzionale senza essere fredda. Rigorosa senza essere decorativa. Presente senza competere.</p>
<p>È un esercizio di sottrazione più che di aggiunta. E, paradossalmente, è uno dei mandati progettuali più difficili che un designer possa ricevere.</p>
<h4>Ocra e nero</h4>
<p>Il primo nodo era il logo. Doveva fare una cosa precisa: restituire immediatamente il lavoro di Cristina — le opere, i materiali, la filosofia. Non illustrarlo, non citarlo, ma evocarlo. Il segno è costruito su quattro elementi verticali — due neri, due ocra — dal profilo vivo e leggermente irregolare, come tracce lasciate da uno strumento. Una sorta di summa visiva delle opere di Carlini: le strutture verticali, le lastre, i pali che ricorrono nel suo lavoro da decenni. La palette si è imposta da sola: ocra e nero. La terra e il ferro. Gli stessi materiali con cui Carlini lavora da cinquant&#8217;anni — l&#8217;argilla nelle sue origini di ceramista, il ferro e l&#8217;acciaio corten nelle sculture monumentali che hanno definito la sua maturità. Due colori che non sono una scelta estetica, sono una scelta semantica.</p>
<p>C&#8217;era poi un vincolo preciso, e in questo caso benvenuto: il logo della Fondazione doveva andare in sintonia con il logo personale di Cristina, quello che accompagna la sua identità da artista già da molti anni. Non sovrapporsi, non ignorarlo — dialogare. Due identità distinte ma riconoscibilmente parte della stessa storia.</p>
<p>Per la tipografia ho lavorato su due livelli distinti. Il logo utilizza Helvetica Neue — la stessa scelta già fatta per il logo personale di Maria Cristina Carlini. Un classico del design svizzero, rigoroso, senza cedimenti decorativi, già oltre la moda. Usare lo stesso carattere nei due marchi non è una scorciatoia: è una scelta precisa. Chi conosce l&#8217;artista e incontra la Fondazione trova un filo identitario immediato. Due entità distinte, una sola storia.</p>
<p>Per il sito ho scelto Roboto. Stessa famiglia di pensiero — geometrica, pulita, ottimizzata per lo schermo — con una fluidità di lettura superiore nell&#8217;uso digitale. Il rigore del logo si traduce in leggibilità sul web, senza perdere coerenza.</p>
<h4>Il contenitore regge</h4>
<p>C&#8217;è un modo per capire se un sito funziona davvero: aspettare che il cliente abbia qualcosa di importante da comunicare, e vedere se il contenitore regge.</p>
<p>La Fondazione Carlini in questo momento ha molto da dire. Il 9 luglio 2026 si tiene a Palazzo Reale SUART 2026, forum internazionale sulla sostenibilità dell&#8217;arte. Dal 10 luglio al 30 agosto, sempre a Palazzo Reale, apre &#8220;Materie viventi&#8221; — due sculture monumentali nel Cortile d&#8217;Onore e nel Giardino. A giugno, &#8220;Origine&#8221; è entrata nella collezione permanente degli Horti dell&#8217;Almo Collegio Borromeo di Pavia. Notizie grandi, in spazi importanti.</p>
<p>Il sito le porta nel mondo con la stessa misura con cui è stato pensato: senza sovrastare, senza competere. Lasciando che siano le opere a parlare — esattamente come avrebbe voluto Annibale Carracci.</p>
<p>E Cristina, che di discorsi ne ha sempre fatti pochi, preferendo parlare con le mani, ha un posto digitale all&#8217;altezza di ciò che ha costruito in cinquant&#8217;anni di lavoro.</p>
<p><a href="https://www.fondazionemariacristinacarlini.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>www.fondazionemariacristinacarlini.it</strong></a></p>
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		<title>VVA Market Research: le scelte dietro un rebranding</title>
		<link>https://www.psweb.it/vva-market-research-le-scelte-dietro-un-rebranding/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 12:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Susanna Revoltella mi ha contattato, la situazione era chiara: un&#8217;azienda solida, con oltre vent&#8217;anni di storia e clienti del calibro di Vodafone, Sky e la Commissione Europea, che aveva bisogno di un&#8217;identità visiva finalmente all&#8217;altezza di ciò che era diventata. Non era un problema di visibilità. Era un problema di coerenza. Da dove sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Quando Susanna Revoltella mi ha contattato, la situazione era chiara: un&#8217;azienda solida, con oltre vent&#8217;anni di storia e clienti del calibro di Vodafone, Sky e la Commissione Europea, che aveva bisogno di un&#8217;identità visiva finalmente all&#8217;altezza di ciò che era diventata.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Non era un problema di visibilità. Era un problema di coerenza.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Da dove sono partito</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Prima di disegnare qualsiasi cosa, mi sono seduto ad ascoltare. Insieme a Susanna abbiamo passato ore a ragionare su cosa VVA fosse davvero — e su come quella realtà potesse finalmente essere raccontata nel modo giusto.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Da quel lavoro è emerso il nuovo pay-off: <strong>Strategic Linkers</strong>. Due parole che raccontano con precisione l&#8217;approccio dell&#8217;azienda — individuare i legami rilevanti tra persone, prodotti, mercati e brand, e trasformarli in insight strategici. Non una descrizione generica, ma un&#8217;identità.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">La scelta che ha fatto la differenza</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il logo VVA esisteva già e aveva una sua solidità. Non aveva senso ricominciare da zero. Ho lavorato per evolverne il carattere senza stravolgerne la riconoscibilità.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La decisione più significativa è stata l&#8217;introduzione di un colore ocra dorato sulla parola <em>Research</em>. Un intervento chirurgico, non una rivoluzione. Ma quella singola scelta cromatica ha cambiato tutto: ha creato una gerarchia visiva nel nome, ha sottolineato la profondità metodologica che è il vero punto di forza dell&#8217;azienda, ha aggiunto una nota di autorevolezza che il brand non aveva prima.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">È il tipo di scelta che dall&#8217;esterno sembra semplice. Dall&#8217;interno sa di ore di ragionamento.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Un sito che rispecchia il metodo</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Per il sito ho seguito la stessa logica: chiarezza prima di tutto. La struttura rispecchia il metodo di lavoro di VVA — analitica, organizzata per aree di competenza, senza ridondanze. Ricerche di marketing, ricerche sociali, ricerche per il people management: tre ambiti distinti, tre linguaggi leggermente diversi, un&#8217;unica identità visiva che li tiene insieme.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il sito è disponibile in italiano e inglese, pensato per parlare con la stessa efficacia a un direttore marketing di una multinazionale e a un funzionario di un&#8217;istituzione europea.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Cosa ho imparato da questo progetto</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Lavorare su un brand consolidato è diverso dal costruirne uno da zero. Non puoi permetterti movimenti bruschi — ogni scelta deve rispettare ciò che c&#8217;è già, pur portando qualcosa di nuovo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">In questo caso, la soluzione era nascosta in un pay-off e in un colore. Bastava trovarli.</p>
<p><strong><em>Il progetto completo è online.</em> <a class="underline underline underline-offset-2 decoration-1 decoration-current/40 hover:decoration-current focus:decoration-current" href="https://vva-marketresearch.com/it/">www.vva-marketresearch.com</a></strong></p>
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		<title>Visagi Coraggiosi: quando il design racconta un territorio</title>
		<link>https://www.psweb.it/visagi-coraggiosi-quando-il-design-racconta-un-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 10:54:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono progetti che vanno oltre il brief. Visagi Coraggiosi è uno di questi. Quando Alessandro e Cecilia mi hanno contattato, avevano già tutto ciò che serve per costruire un brand forte: una storia autentica, un prodotto eccellente, un territorio straordinario e la passione di chi ha scelto di scommettere su un sogno. Il mio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Ci sono progetti che vanno oltre il brief. Visagi Coraggiosi è uno di questi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando Alessandro e Cecilia mi hanno contattato, avevano già tutto ciò che serve per costruire un brand forte: una storia autentica, un prodotto eccellente, un territorio straordinario e la passione di chi ha scelto di scommettere su un sogno. Il mio compito era trasformare tutto questo in un&#8217;identità visiva coerente, riconoscibile e capace di comunicare l&#8217;essenza di ciò che avevano creato.</span></p>
<h4 class="p2"><span class="s1">La sfida</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Visagi Coraggiosi produce olio extravergine biologico monocultivar Canino, una varietà di oliva antica, conosciuta già dagli Etruschi, coltivata nelle terre dell&#8217;antica Etruria tra Toscana, Umbria e Lazio. Un prodotto di nicchia, di altissima qualità, con una storia millenaria alle spalle.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La sfida non era comunicare un olio. Era comunicare un mondo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un mondo fatto di territorio, di radici storiche, di scelte coraggiose — come suggerisce il nome stesso del brand. Un mondo in cui la qualità non è un argomento di marketing, ma una filosofia di vita.</span></p>
<h4 class="p2"><span class="s1">Il brand</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il primo passo è stato costruire un&#8217;identità visiva che parlasse contemporaneamente di tradizione e di modernità. Niente di nostalgico o folkloristico — Visagi Coraggiosi è un progetto giovane, ambizioso, proiettato verso un mercato internazionale. Ma con radici profonde, che andavano onorate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il logo nasce da questo equilibrio: forme pulite e contemporanee che richiamano la terra, l&#8217;ulivo, il territorio etrusco. Una palette cromatica che evoca la natura senza scadere nel già visto. Un carattere tipografico che unisce eleganza e solidità — perché un brand che si chiama &#8220;Coraggiosi&#8221; deve avere una voce decisa.</span></p>
<h4 class="p2"><span class="s1">Il sito</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il sito è stato progettato come un&#8217;esperienza narrativa prima ancora che come un e-commerce. Chi arriva su Visagi Coraggiosi non deve semplicemente acquistare un prodotto — deve capire perché vale la pena farlo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per questo la struttura racconta prima il territorio, la storia, i valori. Poi il prodotto. Poi lo shop. Un percorso consapevole, che accompagna il visitatore attraverso la stessa scoperta che hanno fatto i fondatori quando hanno scelto quelle terre.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;e-commerce è integrato in modo fluido, senza interrompere la narrazione. Pulito, diretto, con immagini che valorizzano la qualità visiva del prodotto e dei paesaggi che lo circondano.</span></p>
<h4 class="p2"><span class="s1">I materiali grafici</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;identità visiva è stata poi declinata su tutti i materiali di comunicazione — packaging, etichette, materiali promozionali — mantenendo in ogni formato la stessa coerenza e la stessa cura per i dettagli. Perché un brand che ha ricevuto premi internazionali come il Bicchiere d&#8217;Oro al Milan International Olive Oil Award e il Premio di Platino alla London International Olive Oil Competition merita una veste grafica all&#8217;altezza del riconoscimento.</span></p>
<h4 class="p2"><span class="s1">Il risultato</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Visagi Coraggiosi oggi è un brand solido, riconoscibile, premiato in Italia e nel mondo. Un progetto che dimostra come design e qualità del prodotto, quando camminano insieme, si amplificano a vicenda. </span>Un progetto di cui vado fiero.</p>
<p class="p1"><a href="https://www.visagicoraggiosi.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Esploratelo voi stessi www.visagicoraggiosi.com</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psweb.it/visagi-coraggiosi-quando-il-design-racconta-un-territorio/">Visagi Coraggiosi: quando il design racconta un territorio</a> proviene da <a href="https://www.psweb.it">PSWEB</a>.</p>
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