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	<title>Suggerimenti Archivi - PSWEB</title>
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	<description>Pierpaolo Sandroni, Digital Design</description>
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	<title>Suggerimenti Archivi - PSWEB</title>
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		<title>Blu. Storia di un colore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2023 08:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pensare ai colori come li conosciamo oggi, nell&#8217;arte, nella moda applicati ai tessuti, nel design sugli oggetti che ci circondano, oppure in pubblicità, nei film o sulle automobili, fino ai monitor dei nostri devices, ci rende difficile comprendere che un tempo molto lontano alcuni colori non esistevano e, se esistevano, non venivano o potevano essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Pensare ai colori come li conosciamo oggi, nell&#8217;arte, nella moda applicati ai tessuti, nel design sugli oggetti che ci circondano, oppure in pubblicità, nei film o sulle automobili, fino ai monitor dei nostri devices, ci rende difficile comprendere che un tempo molto lontano alcuni colori non esistevano e, se esistevano, non venivano o potevano essere usati per vari motivi: ideologici, morali, di classe, una vera e propria “cromofobia” come scrive Michel Pastoreau, l’autore del libro “Blu. Storia di un colore”.</p>
<p class="p1">Questo libro è un viaggio meraviglioso attraverso la storia del colore, dalla preistoria ai giorni nostri, e racconta le mille avversità che hanno portato il Blu a diventare uno dei colori più apprezzati anche ai giorni nostri. Anche se già conosciuto prima di Cristo, si è potuto esprimere tardi per innumerevoli motivi, a volte tecnici e commerciali, in alcuni casi sociali, in altri religiosi e infine anche politici. In Europa per molti secoli, la chiesa prima e le confessioni protestanti poi, hanno emesso proclami, dictact, ed esclusioni sull’utilizzo di alcuni colori<span class="Apple-converted-space">  </span>nella liturgia e nel vestiario sacro. Il Blu, fino almeno al XII secolo, resta spesso un colore secondario o periferico. Sul piano simbolico conta meno dei tre colori di base delle culture antiche: il rosso, il bianco e il nero.</p>
<p class="p1">In antichità i colori non si miscelavano perché essendo di origine minerale, vegetale, o animale, il più delle volte non legavano tra loro,<span class="Apple-converted-space">  </span>e non creavano quindi i colori che siamo abituati oggi a vedere, ad esempio mescolando giallo e blu per ottenere il verde. In molti casi non erano stabili, si ossidavano, stingevano, cambiavano sotto l’azione del sole e dei lavaggi. Nel libro si parla molto di abiti, non solo civili, quelli destinati al popolo e quelli ai nobili, ma anche quelli ecclesiastici e militari. C’è un’ampia parte dedicata alla tecnica tintoria e al mercato delle sostanze a questa collegata, che coinvolge il commercio, il denaro e la politica. Il colorante blu fa esplodere una vera e propria guerra commerciale. Alla fine del XVII secolo e durante tutto il XVIII, Francia e una parte della Germania impediscono, con leggi e divieti, l’utilizzo dell’indaco prodotto nelle Americhe a favore del guado prodotto in Europa.</p>
<figure id="attachment_3194" aria-describedby="caption-attachment-3194" style="width: 1500px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Indigo-Historische_Farbstoffsammlung.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-3194 size-full" src="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Panette-di-indaco.jpg" alt="" width="1500" height="678" srcset="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Panette-di-indaco.jpg 1500w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Panette-di-indaco-300x136.jpg 300w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Panette-di-indaco-1024x463.jpg 1024w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Panette-di-indaco-768x347.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3194" class="wp-caption-text">Indaco, collezione storica di coloranti dell&#8217;Università Tecnica di Dresda, Germania. Fonte: Wikimedia Commons.</figcaption></figure>
<p class="p1">Anche nell’arte il Blu non veniva quasi mai considerato, fino a quando lo straordinario sviluppo del culto mariano, fa vestire la Madonna con il mantello blu che la proclama regina dei cieli e lo estende a tutti i campi della creazione artistica. Verso il 1140 i pittori vetrai mettono a punto il celebre “blu di saint-Denis”, legato alla ricostruzione della omonima chiesa abbaziale. Nel corso dei secoli<span class="Apple-converted-space">  </span>il Blu diventa in Francia il colore della monarchia, dalla fine del Medio Evo quello dello Stato e del governo e, infine, in età moderna, quello della Nazione. Nel Romanticismo, con lo straordinario successo del romanzo di Goethe “I dolori del giovane Werther” pubblicato a Lipsia nel 1774 e la «werthermania» che ne seguì, fecero si che in tutta Europa si diffondesse la moda dell&#8217;abito blu «alla Werther».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><em>&#8220;I rapporti fra Goethe e il colore blu non si limitano ai Dolori del giovane Werther. Non solo il blu ricorre spesso nei suoi componimenti poetici giovanili &#8211; come in quelli di tutti i suoi contemporanei &#8211; ma soprattutto diventa il fulcro delle sue teorie sul colore… E’ al ritorno dal suo viaggio in Italia, nel 1788, che lo scrittore decise di applicarcisi seriamente e concepì il progetto di un trattato completo del colore; non un&#8217;opera da artista o da poeta, ma un vero trattato scientifico. A tale data era già «convinto, come per istinto, che la teoria di Newton fosse sbagliata». Per Goethe, infatti, il colore è un fenomeno vivo, umano, che non può ridursi a formule matematiche. E il primo che, contro i newtoniani, abbia reintrodotto la componente umana nei problemi del colore e abbia osato affermare che un colore che nessuno vede è un colore che non esiste”.</em></p>
</blockquote>
<p class="p1">Il Blu conquista lentamente, nel corso del tempo, un ruolo centrale nella moda; come non citare i blue jeans, che sono probabilmente il miglior esempio del successo di questo colore. Anche la letteratura, le arti, la linguistica ne sono influenzati <span class="s1">(l’espressione to be blue indica uno stato d’animo incline alla malinconia) o la musica (la storia del jazz raggiunge il suo culmine con Miles Davis e il suo Kind of blue),</span> dando al colore blu un ruolo simbolico e comunicativo di grande importanza.<span class="Apple-converted-space"> </span><span class="s1">Oggi è spesso associato alla tecnologia, alla razionalità e alla modernità, ma può anche essere visto come un colore rilassante e rinfrescante, o come un simbolo di forza e determinazione, ma come la storia ci insegna il Blu sarà sempre in evoluzione.</span></p>
<p class="p1">A questo libro uscito nel 2000, che ebbe un notevole successo, Michel Pastoureau ne fece seguire altri raccontando anche il Rosso, il Verde, il Giallo, il Nero, il Bianco. I colori non sono solo manuali, tecnica o teoria, ma ci raccontano anche la storia della nostra società che continua a ri-definirsi costantemente nell’arco dei secoli, plasmata da innumerevoli fattori culturali.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1"><a href="https://www.amazon.it/Blu-Storia-colore-Michel-Pastoureau/dp/883331832X/ref=asc_df_883331832X/?tag=googshopit-21&amp;linkCode=df0&amp;hvadid=589512717808&amp;hvpos=&amp;hvnetw=g&amp;hvrand=8848098225206015912&amp;hvpone=&amp;hvptwo=&amp;hvqmt=&amp;hvdev=c&amp;hvdvcmdl=&amp;hvlocint=&amp;hvlocphy=1008463&amp;hvtargid=pla-1652843782713&amp;psc=1" target="_blank" rel="noopener"><strong>Non vedi l’ora di leggerlo? Clicca qui</strong></a></p>
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		<title>Guardare Pensare Progettare</title>
		<link>https://www.psweb.it/guardare-pensare-progettare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 16:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non nascondo la mia massima ammirazione per Riccardo Falcinelli, uno dei miei autori preferiti e uno dei piú apprezzati graphic designer italiani, insegna Psicologia della percezione presso la facoltà di Design ISIA di Roma. Dopo il grande successo italiano, alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Inglese, (Chromorama How Colour Changed Our Way of [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non nascondo la mia massima ammirazione per Riccardo Falcinelli, uno dei miei autori preferiti e uno dei piú apprezzati graphic designer italiani, insegna Psicologia della percezione presso la facoltà di Design ISIA di Roma. Dopo il grande successo italiano, alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Inglese, (Chromorama How Colour Changed Our Way of Seeing, editore Penguin nella collana Particular books), in spagnolo (Cromorama: Cómo el color transforma nuestra visión del mundo, editore Taurus), e anche in giapponese (Critica portatile al Visual Design, curiosamente il titolo è rimasto in italiano).</p>
<p>In uno dei suoi primi libri che ho letto (Guardare, Pensare, Progettare del 2011, editore Stampa Alternativa &amp; Graffiti), Falcinelli combina la sua esperienza personale con una vasta conoscenza delle teorie del design per offrire una visione profonda e illuminante sul modo in cui guardiamo, pensiamo e progettiamo, con una scrittura personale, sapiente e colloquiale, come una piacevole conversazione in una serata tra amici a cena. Questo libro esplora il rapporto tra occhio, cervello e percezione visiva, argomentando di come guardiamo la realtà e di come questo influisca su come progettiamo e pensiamo. Nulla di ciò che ci circonda è neutro in sé, ogni immagine infatti ha un punto di vista politico, economico, sociale e non è automaticamente comunicativa, ma lo è in rapporto con la lingua e con la scrittura, e in senso più ampio con la cultura.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-3180 size-full" src="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Book-Guardare-Pensare-Progettare.jpg" alt="" width="1500" height="1125" srcset="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Book-Guardare-Pensare-Progettare.jpg 1500w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Book-Guardare-Pensare-Progettare-300x225.jpg 300w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Book-Guardare-Pensare-Progettare-1024x768.jpg 1024w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2023/02/Book-Guardare-Pensare-Progettare-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il bello del suo approccio, presente in tutti i suoi libri, è che non esistono argomentazioni separate, ma tutto è connesso e correlato: cinema, arte, fumetto, tecnologia, anatomia, scienza, storia, economia, politica, tutti concorrono a definire il prodotto finale, che sia la copertina di libro, un manifesto, un film, un fumetto, una pagina pubblicitaria, un oggetto, un edificio o una semplice immagine.</p>
<p>Conoscere dal punto di vista anatomico e neurologico come funziona la nostra vista e il nostro modo di guardare, dovrebbe essere insegnato in tutti quegli ambiti formativi che si occupano di immagine, arte, design, moda e comunicazione. Questo ed altri libri che affrontano l&#8217;argomento dovrebbero essere adottati come libri di testo, &#8220;Guardare, Pensare, Progettare&#8221; è un libro essenziale per designer, artisti, studenti e appassionati di arte e design.</p>
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		<title>Il libro del Graphic Design</title>
		<link>https://www.psweb.it/il-libro-del-graphic-design/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 15:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come dice Austin Kleon: “Ruba come un’artista. E quando avrai bisogno di ispirazione ti basterà aprire la cartella della refurtiva”. Vale a dire ispirare per innovarsi, ecco il senso di questo libro scritto da due giganti del graphic design come Steven Heller e Gail Anderson. Il primo è un art director, giornalista, critico, autore ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come dice Austin Kleon: “Ruba come un’artista. E quando avrai bisogno di ispirazione ti basterà aprire la cartella della refurtiva”. Vale a dire ispirare per innovarsi, ecco il senso di questo libro scritto da due giganti del graphic design come <strong>Steven Heller</strong> e <strong>Gail Anderson</strong>.</p>
<p>Il primo è un art director, giornalista, critico, autore ed editore americano, specializzato in argomenti legati alla progettazione grafica che nel 1996 è stato inserito nella <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Art_Directors_Club_Hall_of_Fame" target="_blank" rel="noopener">Hall of Fame dell&#8217;Art Directors Club</a>. La seconda è una graphic designer, scrittrice ed educatrice americana, nota per le sue abilità tipografiche, le scritte a mano e il design dei poster. Vincitrice di una sterminata lista di premi e riconoscimenti dalle più importanti organizzazioni del design, nel 2018 le hanno conferito quello alla carriera dei <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/National_Design_Awards" target="_blank" rel="noopener">National Design Awards</a>.</p>
<p>Il libro è estremamente interessante e dettagliato ma molto pratico perché non si dilunga mai più del necessario. In ogni pagina compare l’immagine di un progetto grafico (la copertina di un libro, un annuncio pubblicitario, un poster etc) e il testo relativo che ne svela storia e invenzioni. I lavori selezionati appartengono a tantissimi mostri sacri della grafica da Neville Brody a Jan Tachichold, da Massin a Peter Bankov e sono suddivisi in cinque macro-sezioni: “Sperimentare con la grafica”, “Giocare con caratteri e figure”, “Esplorare mezzi e tecniche”, “Ispirarsi alla storia del design” e “Comunicare un messaggio”.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-3045 size-full" src="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/07/Il-libro-del-graphic-design.jpg" alt="" width="1500" height="1125" srcset="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/07/Il-libro-del-graphic-design.jpg 1500w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/07/Il-libro-del-graphic-design-300x225.jpg 300w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/07/Il-libro-del-graphic-design-1024x768.jpg 1024w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/07/Il-libro-del-graphic-design-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><strong>Perché è un libro fondamentale<br />
</strong>Perché ci insegna le due cose fondamentali per fare del buon design: la prima è guardarsi attorno, in ogni direzione, e conoscere i grandi di ogni epoca. La seconda è avere grande sensibilità. Se a queste si aggiunge il talento, potremo arrivare ad innovare.</p>
<p>Questa è l’introduzione del libro, ciò che ho sempre pensato e mai saputo dire.<br />
Non così bene, almeno.</p>
<blockquote><p>“Sono molti i presupposti necessari per fare grande design grafico. Bisogna avere talento. Inutile dire che il talento è la chiave del successo. Ma non dimenticate l&#8217;ambizione e il desiderio. Cosi supponiamo che li abbiate tutti e tre. Poi c&#8217;è la vecchia storiella: «Come si arriva alla Carnegie Hall?» «Esercizio, esercizio, esercizio!» Adesso siete pronti, vero? No, non esattamente!</p>
<p>In aggiunta a queste qualità personali indispensabili, è richiesta una solida conoscenza di linguaggio visivo, tipografia, rapporti spaziali, teoria del colore, interazione con l&#8217;utilizzatore e molte altre competenze legate alla comunicazione. Tutto ciò va poi convogliato nella pratica e filtrato attraverso <strong>un&#8217;acuta sensibilità grafica</strong> e, cosa ancora più importante, attraverso la propria immaginazione. Un grafico padroneggia gli strumenti che ha a disposizione per comunicare messaggi in modo creativo; un grande graphic designer è uno la cui immaginazione trascende gli strumenti esistenti e crea opportunità per l&#8217;innovazione.”</p></blockquote>
<p><strong><a href="https://www.vallardi.it/catalogo/scheda/il-libro-del-graphic-design-libro.html" target="_blank" rel="noopener">Qui potete trovare il libro</a></strong></p>
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		<title>Sei proprio il mio Typo</title>
		<link>https://www.psweb.it/sei-proprio-il-mio-typo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 20:45:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche i caratteri (o font) hanno una storia. Tra device, libri, riviste, documenti e giornali, siamo circondati da testi, ognuno scritto secondo un determinato carattere. Chi li ha inventati? Quando? Perché e per cosa? Li usiamo ogni giorno ma non ce lo chiediamo mai. “Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri” è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche i caratteri (o font) hanno una storia.</p>
<p>Tra device, libri, riviste, documenti e giornali, siamo circondati da testi, ognuno scritto secondo un determinato carattere. Chi li ha inventati? Quando? Perché e per cosa? Li usiamo ogni giorno ma non ce lo chiediamo mai.</p>
<p><em>“Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri”</em> è il saggio di Simon Garfield che ci racconta la storia dei caratteri che usiamo o leggiamo. Il libro “rappresenta un autentico compendio della secolare storia della tipografia, da Gutenberg ai giorni nostri, che conta oltre centomila tra font e caratteri tipografici, ognuno con le sue peculiarità e le sue alterne fortune”.</p>
<p>Non importa essere grafici. Chiunque, ogni volta che preferisce un carattere dal menu a tendina del computer, sta già facendo una scelta. Non solo estetica ma di significato. Utilizzando i caratteri, comunichiamo qualcosa.</p>
<p>Come dice l’autore “non sono il semplice disegno di lettere dell’alfabeto, ma costituiscono un vero e proprio veicolo di emozioni. E, proprio in virtù di questa loro innata capacità comunicativa che, in molti casi, sono finite per diventare icone universalmente riconoscibili, scolpite per sempre, nel bene e nel male, nell’immaginario collettivo di ogni epoca e latitudine”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-2859 size-full" src="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Sei-proprio-il-mio-typo.jpg" alt="" width="1500" height="1125" srcset="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Sei-proprio-il-mio-typo.jpg 1500w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Sei-proprio-il-mio-typo-300x225.jpg 300w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Sei-proprio-il-mio-typo-1024x768.jpg 1024w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Sei-proprio-il-mio-typo-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<blockquote><p><em><strong>Il Futura &#8211; la creazione più longeva di Paul Renner &#8211; è il più famoso di tutti i caratteri tedeschi. Commissionato nel 1924, risale a un&#8217;era precedente ai nazisti, e a più di ottant&#8217;anni dalla sua nascita ha ancora un aspetto moderno. È un carattere cui gli appassionati di caratteri tengono molto, come dimostra la controversia scoppiata quando IKEA lo abbandonò a favore del Verdana.</strong></em></p></blockquote>
<p>Questa è solo una delle tante storie interessanti e formative, a tratti divertenti, da leggere nel libro.</p>
<p><strong><a href="https://www.ponteallegrazie.it/libro/sei-proprio-il-mio-typo-simon-garfield-9788862205740.html" target="_blank" rel="noopener">Scoprilo qui</a></strong></p>
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		<title>Filosofia del graphic design</title>
		<link>https://www.psweb.it/filosofia-del-graphic-design/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[psweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 11:24:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte accade che leggendo un libro ci si innamori così tanto dell’autore da voler leggere tutto quello che ha scritto. Mi è successo con Riccardo Falcinelli. Da “Cromorama” sono passato a “Filosofia del graphic design”, un libro che mi ha letteralmente folgorato. Falcinelli, infatti, non è solo uno scrittore, un accademico e un teorico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">A volte accade che leggendo un libro ci si innamori così tanto dell’autore da voler leggere tutto quello che ha scritto. Mi è successo con Riccardo Falcinelli.</p>
<p>Da <em>“Cromorama”</em> sono passato a <em>“Filosofia del graphic design”</em>, un libro che mi ha letteralmente folgorato. Falcinelli, infatti, non è solo uno scrittore, un accademico e un teorico ma anche un grafico. La “Falcinelli&amp;Co” è la sua società “specializzata in editoria e design del libro: dalla composizione tipografica all’illustrazione, dalla ricerca iconografica all’allestimento cartotecnico”.</p>
<p><em>“Da almeno due secoli, nella società industrializzata, il graphic design contribuisce a dare forma agli oggetti e ai discorsi che ci circondano in ogni ambito della produzione e della conoscenza: dal packaging delle merci ai sistemi di segnaletica, dall’editoria alle interfacce digitali. Un potere non soltanto estetico, ma retorico e politico, su cui vale la pena meditare.”</em></p>
<p>390 pagine che definire “libro” è riduttivo.<br />Si tratta, piuttosto, di una vera e propria antologia. Anzi.</p>
<p>“…la prima antologia in lingua italiana che raccoglie le idee, le visioni, i manifesti di alcuni dei maggiori protagonisti della grafica del Novecento: artisti, designer e tipografi che si sono dedicati alla riflessione critica dall’interno del proprio mestiere, arrivando ad anticipare molti degli aspetti del mondo attuale. Lissitzky che, un secolo fa, già prefigura un’elettrobiblioteca; Moholy-Nagy che profetizza un libro di scuola simile a un magazine illustrato; Otto Neurath che pone le basi per l’infografica con cui ci orientiamo ovunque; Muriel Cooper che negli anni Ottanta intravede nel computer virtú e pericoli del telelavoro. Quaranta testi – la maggior parte mai tradotti prima – che tracciano i contorni di una disciplina proteiforme e definiscono gli snodi di un dibattito articolato: qual è il potere del graphic design nella società di massa? Si tratta di un servizio o di un’opera di ingegno? E chi guarda la grafica è un utente consapevole o un mero consumatore? Quaranta riflessioni fondamentali per il design, che si rivelano indispensabili anche per chiunque, oggi, si interessi alle immagini e alla loro storia, al sistema dei media e alla cultura visuale in senso lato.”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1787 size-full" src="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Filosofia-del-graphic-design.jpg" alt="" width="1500" height="1121" srcset="https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Filosofia-del-graphic-design.jpg 1500w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Filosofia-del-graphic-design-300x224.jpg 300w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Filosofia-del-graphic-design-1024x765.jpg 1024w, https://www.psweb.it/wp-content/uploads/2022/05/Filosofia-del-graphic-design-768x574.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>“Ciascun testo selezionato in questo libro rivela, attraverso il discorso sulla grafica, una visione del mondo o un modo di sentire la vita. Non si tratta perciò di saggi tecnici o critici, ma di poetiche, proponimenti, previsioni, manifesti, dichiarazioni di intenti, proclami e pure, perché no, di chiamate alle armi”.</p>
<p>Potrei proseguire all’infinito con le citazioni perché è davvero un’opera ricca di spunti e riflessioni. Lo consiglio a chi fa il mio mestiere. E non solo.</p>
<p><strong><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/arte-e-musica/arte/filosofia-del-graphic-design-9788858439012/" target="_blank" rel="noopener">Scoprilo qui</a></strong></p>
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